Dopo quello sulla professione del medico, pubblichiamo oggi il secondo contributo. E’ opera di un insigne avvocato di Milano, Isabella Beccaria, della quale conosco personalmente sia l’elevata professionalità che la spiccata integrità.
Ecco il suo testo:
LA PROFESSIONE DI AVVOCATO E L’ETICA
Svolgo la professione di Avvocato da oltre 40 anni. Quando mi sono iscritta all’Università al corso di giurisprudenza – con la ferma decisione di abbracciare la carriera forense- l’ho fatto perché avevo una profonda stima della categoria, che mi derivava da esempi in famiglia e da quelli di amici dei miei genitori. Ritenevo che la professione di avvocato fosse patrimonio di una categoria di persone colte, oneste e che credevano nella giustizia.
E così è stato, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, per i primi vent’anni della professione. E poi è intervenuto il graduale deterioramento dei valori. Siamo ora in un momento in cui la professione di avvocato è diventata un business come tutti gli altri, ivi incluse le concessioni che vengono fatte in campo imprenditoriale. Ormai il “dolus bonus “ ( vantare le merci ergo il nostro lavoro, attribuendo alle stesse proprietà inesistenti n.d.r.) non oggetto di censura negli affari – stigmatizzato in passato per la categoria alla quale appartengo – è ampiamente tollerato.
I principi di deontologia che ci venivano insegnati come fondamentali , sono stati completamente accantonati , anche da recenti riforme legislative. E’ infatti consentita la pubblicità per gli studi legali; è consentito il patto di quota lite; vengono fatte vere e proprie gare appalto per i servizi di consulenza legale. La parcellazione oraria, che tanto spazio ha ormai negli studi legali – unitamente a budget predeterminati per certe prestazioni – non va forse a scapito dell’accuratezza del lavoro–e di conseguenza dei clienti che ci affidano i loro interessi, se non addirittura di abusi da parte di colleghi spregiudicati?
Forse, mi dico, sono i tempi che lo impongono, sono le nuove strutture dei nostri studi che ci impongono di fare budget e consuntivi , spesso a scapito e della qualità del lavoro e , mi sia consentito anche dei clienti. Ci lamentiamo che i Tribunali sono soffocati da un carico di contenzioso ingestibile; non ci chiediamo chi lo crea spesso questo contenzioso?
Fino a qualche tempo fa il compenso si parametrava sia sulla difficoltà della questione trattata, sia sul risultato conseguito, sia infine – e da ultimo – sull’impegno in termini di tempo. E questo è a mio avviso l’unico modo per compensare in modo corretto una prestazione di natura professionale e per non intasare i Tribunali con un inutile contenzioso, spesso evitabile tramite una corretta trattativa tra Legali. Gli attuali sistemi di parcellazione sono spesso a scapito dei clienti che, rassicurati da preventivi e da contratti di consulenza “blindati” nonché da una pretesa trasparenza dei time sheets (ripartizione del tempo del lavoro), non hanno di fatto alcun controllo sulla congruità del compenso rispetto alla qualità della prestazione resa.
Da ultimo non posso non rilevare la mancanza di fair play tra colleghi , spesso non stigmatizzata in sede giudiziale. La produzione di corrispondenza riservata tra patroni, anche nelle occasione in cui non viene ammessa in giudizio, non dà luogo ad alcuna conseguenza per il legale che “ ci ha provato”. E intanto il Giudice ha letto il documento , ha visto a quale punto della trattativa si era giunti e viene ineluttabilmente condizionato dalla posizione assunta in sede stragiudiziale dai legali. Ma questo è solo un esempio e non dei più gravi.
Cosa suggerire ai giovani che entrano ora nella professione? Considerare il nostro lavoro sempre una professione, risalire all’etimologia del termine “professare” cioè “ dimostrare e seguire un’idea e dei principi” . Cosa professiamo noi? Il rispetto dei diritti e la tutela dei nostri assistiti. Se l’obiettivo è il guadagno ad ogni costo sarà meglio che si orientino su un’altra attività.
Se intendete rivolgere commenti o osservazioni a Isabella Beccaria, potete indirizzarli su questo blog o al suo indirizzo mail: beccaria.isabella@libero.it
Rassegna testimonianze e commenti