#TERREMOTOCENTRITALIA – Post del 27 agosto

E’ sempre brutto dare cattive notizie in un periodo che deve essere solo di distensione e di gioia. Quindi: solo per chi ha voglia di leggere.
(fonte: Genziana Project)

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UN ANNO E UN GIORNO DE GNENTE
È tutto a posto nel cratere, anzi #tuttapposto. Lo storytelling governativo ieri ha servito tutto il suo menù fisso. Fatto di casette consegnate, riapertura di vie e centri storici, annunci di scuole in fase di apertura e le solite, immancabili, passerelle. Eppure doveva essere il giorno, se non del silenzio, almeno del rispetto. Per i 299 morti, i 388 feriti e i 140 comuni colpiti. Invece non si sono fermati. Perché il racconto del #tuttapposto non può concedersi pause. Poco importa se ad oggi devono ancora essere rimosse 2,4 milioni di tonnellate di macerie. In dodici mesi di lavori ne sono state spostate meno del dieci per cento del totale, circa 227.500 tonnellate. Quindi fate voi i conti su quanto è #tuttapposto. 3649 le Sae, le soluzioni abitative d’emergenza ordinate. Di queste ne sono state consegnate 743, consegnate non abitate. Visto che quelle occupate sono decisamente meno. In pratica ne mancano ancora quasi 3000. E si spera possano essere ultimate entro l’anno. Ma come si dice è #tuttapposto tanto che lo stato d’emergenza è stato prorogato a febbraio del 2018. Tempo entro il quale forse si troverà una soluzione, almeno provvisoria, per i cimiteri abbandonati al loro destino, defunti compresi, e per la ricostruzione privata. Che non è ancora partita. Zero gli interventi nei cantieri: non esiste una casa in tutto il cratere in cui si sia iniziato a ristrutturare. E non certo per volontà dei proprietari. Esasperati dall’immobilismo che devono subire. Eppure, nonostante tutto questo, i terremotati del Centro Italia sono in grado di offrirci ogni giorno lezioni di cuore e dignità. La stessa dignità con cui a Illica si osserva, come Enricoe la moglie, un buco nella terra perché lì un tempo c’era la tua abitazione, o ci si siede, come Elvira (Elvy), nella piazzetta su una sedia di plastica tra le rovine. Perché nonostante intorno ci siano ancora tutte le macerie, che hanno iniziato a cadere il 24 agosto scorso, non puoi smettere di voler bene alla tua casa. Anche se ti sei stancato di aspettare. E vivere in questa attesa infinita. Un attesa lunga ormai un anno e un giorno. Un anno e un giorno «de gnente». #genziaproject

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