Rassegna Stampa della Politica italiana (9 giugno 2015)

Mafia capitale. Salvatore Buzzi, fondatore della cooperativa 29 giugno e figura chiave dell’inchiesta su Mafia capitale, è intervenuto in video conferenza dal carcere di Nuoro, dove è detenuto dallo scorso dicembre, nel corso di un’udienza davanti alla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Roma. Buzzi ha detto di non conoscere il passato di Massimo Carminati, che ha definito “una brava persona”.

Economia. In Italia, secondo la Confcommercio, i consumi sono migliorati. Ad aprile è stata registrata una crescita congiunturale dello 0,5 per cento, la più elevata degli ultimi due anni. Ma per tornare al pil pro capite del 2007, agli attuali tassi di crescita di pil, consumi e reddito disponibile, ci vorranno quindici anni. La spesa delle famiglie, invece, tornerà ai livelli precedenti alla crisi solo nel 2030.

Lavoro. Fiat Chrysler Automobiles assumerà altri mille lavoratori negli stabilimenti italiani entro il 2015 applicando il Jobs act. Inoltre saranno stabilizzati a tempo indeterminato i 1.500 dipendenti assunti a Melfi. L’azienda ha confermato la fine della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà in tutti gli stabilimenti italiani entro il 2018, come previsto dal piano presentato a maggio dell’anno scorso.      

Immigrazione. Secondo la guardia costiera italiana, nel fine settimana sono stati soccorsi quasi seimila migranti al largo della Libia in diverse operazioni a cui hanno partecipato anche la marina militare italiana e numerose navi militari europee che fanno parte della missione di pattugliamento delle frontiere europee Triton. In totale sono 52.500 le persone arrivate sulle coste italiane dall’inizio dell’anno a ieri sera. Per far fronte all’ondata migratoria di massa in arrivo dalla Libia, oggi il governo sta mettendo a punto un progetto che sarà adottato – probabilmente un decreto legge – in uno dei prossimi Consigli dei ministri, prima del summit Ue del 25 giugno. La strategia è stata messa a punto dal presidente del Consiglio Renzi e dal ministro dell’Interno Alfano. Il modello richiama quanto è già stato previsto per agosto con un progetto-pilota che interesserà 13 comuni, a cui è stata data la possibilità di scomputare dal patto di Stabilità interno i fondi necessari all’accoglienza dei profughi. Ora palazzo Chigi e il Viminale intendono estendere la stessa misura a tutti i comuni in attivo, in gran parte del Nord, che decideranno di sistemare gli immigrati. Dato che le città del Sud, quelle che già ospitano i migranti, sono invece in gran parte in rosso, per loro saranno varate “misure compensative “. Una decisione delicata, visto che i fondi potrebbero intaccare il rapporto deficit-Pil. Per questo una discussione è ancora in corso con il ministero dell’Economia. Il presidente della Lombardia Roberto Maroni ha dichiarato che ridurrà i trasferimenti regionali ai sindaci che continueranno a ospitare nuovi immigrati. Egli non potrà dare seguito a queste sue intenzioni. Tecnici e analisti hanno spiegato infatti che non sono le regioni che decidono le politiche dell’immigrazione in Italia, è lo stato che ha competenza in materia, lo sancisce l’articolo 117 della costituzione.  Oltre alla costituzione, vari trattati internazionali e direttive europee obbligano l’Italia ad accogliere i richiedenti asilo, “dal momento in cui mettono piede nel paese fino al termine, positivo o negativo, dell’iter burocratico della domanda d’asilo”, commenta Gianfranco Schiavone, esperto di diritto d’asilo dell’ associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. Infine, nemmeno un anno fa, sono state le regioni stesse, insieme ai comuni e alle province, a concordare e firmare con il ministero dell’interno un piano operativo sulla gestione degli immigrati. In quel protocollo ognuno si impegnava a fare la sua parte. Riassume Schiavone: “Si stabiliva il principio del’accoglienza diffusa e cioè che i richiedenti asilo che arrivano in Italia devono essere distribuiti tra le 20 regioni, a seconda del numero di abitanti e del tenore economico di quella regione. Non si capisce perché a un anno dalla firma, alcuni governatori decidano di venir meno alla parola data”.

 

La Redazione di Eticasempre  

Le informazioni contenute in questa rassegna stampa sono state ricavate da dichiarazioni di membri del governo, del parlamento e dai media.   Per info e commenti scrivere a Erika Zolli: zolli.eticasempre@libero.it  

Per le rassegne stampa dei giorni precedenti cliccare su “Articoli precedenti”.

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