Rassegna stampa 08/09/2014

Abbiamo preparato una sintesi dei fatti principali accaduti in politica durante l’estate

Periodicamente provvederemo ad aggiornarvi su quanto è stato fatto e/o promesso

 

Decreto sblocca-Italia

Entro fine agosto il governo avrebbe dovuto approvare il cosiddetto “decreto sblocca-Italia”, una legge che contiene parecchie norme che riguardano i cantieri pubblici e in generale il settore edilizio. Tra le cose più importanti, ci sono una serie di norme per accelerare i lavori di alcuni grandi cantieri (alcuni dei quali saranno commissariati) e norme per limitare i poteri che hanno le soprintendenze ai beni artistici e culturali di bloccare i lavori pubblici e privati . Ad oggi il decreto è stato approvato ma non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

80 euro in busta paga

Lo scorso aprile è stato firmato dal presidente della Repubblica il decreto che ha portato un aumento in busta paga per i lavoratori dipendenti e i lavoratori assimilabili ai dipendenti (ad esempio i CO.CO.PRO.). Si è trattato di un “bonus”, cioè una specie di “regalo” una tantum ad alcune categorie, e non di una misura definitiva come un taglio delle imposte. Il governo però ha promesso di trasformare questo bonus in una misura permanente a settembre, in realtà a causa di un complesso sistema di attribuzioni, i lavoratori hanno percepito da 80€ fino a 20€ o meno.

Riforma del Senato e del Titolo V

Riforma che riguarda un sostanziale cambiamento del Senato e la riforma del Titolo V (che regola i rapporti con le regioni). Il percorso della riforma è stato difficile. L’8 agosto la legge è stata approvata dal Senato, un risultato politicamente molto importante ma ancora non definitivo: legge costituzionale che dovrà essere approvata alla Camera e poi di nuovo, in seconda lettura, da entrambe le camere. Se non otterrà due terzi dei voti, dovrà essere confermata da un referendum senza quorum (in cui, quindi, basterà che il 50 per cento più uno dei votanti scelga l’abrogazione per cancellare la riforma).

Legge elettorale

Il cosiddetto “Italicum” è stato approvato alla Camera lo scorso 12 marzo in seguito a un accordo tra PD e Forza Italia. Per quanto in questi mesi di legge elettorale si sia discusso moltissimo, compreso un lungo (e inutile) tentativo di dialogo tra il PD e il Movimento 5 Stelle, ci sono poche novità. L’ultimo evento saliente è un incontro che si è tenuto il 6 agosto tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e  Silvio Berlusconi, nel quale sembra che i due abbiano discusso alcuni dettagli della legge. Al momento le cose che potrebbero cambiare rispetto al testo approvato alla Camera sono: una forma di apertura alle preferenze, un abbassamento della soglia di sbarramento al 4 per cento e l’innalzamento della soglia da raggiungere per evitare il ballottaggio dal 37 al 40 per cento. Se la legge sarà modificata al Senato, dovrà essere votata nuovamente anche alla Camera, altrimenti diventerà legge.

Riforma del lavoro (Jobs Act)

Nei mesi scorsi il governo ha approvato alcuni piccoli cambiamenti alla legislazione sul lavoro, ma si è trattato di interventi non troppo incisivi sulla situazione generale che riguardano principalmente la durata e il numero dei contratti a tempo determinato. Ma il governo ha in programma una vasta riforma del lavoro che Renzi ha soprannominato “Jobs Act”. Lo strumento scelto per portare avanti questa riforma è la legge delega: un documento votato dalle camere che contiene una serie di punti entro i quali il governo è autorizzato a legiferare tramite uno strumento chiamato “decreto legislativo”, che entra in vigore non appena viene approvato dal Consiglio dei ministri. In questo caso il governo deve aspettare le camere. La legge delega sul lavoro non è ancora stata approvata, anche se è disponibile il testo attualmente in discussione. L’approvazione definitiva della legge delega dovrebbe avvenire a settembre. Al centro della riforma ci dovrebbe essere il cosiddetto “contratto d’ingresso a tutele crescenti”, cioè un contratto che sostituisca gran parte delle attuali forme contrattuali e che prevede una serie di tutele (come per esempio la protezione da un licenziamento) che aumentano con il passare del tempo.

Articolo 18

Negli ultimi mesi vari esponenti del Nuovo Centro Destra e di Forza Italia hanno chiesto che nella legge delega venga prevista anche l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che tutela contro il licenziamento senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha specificato che l’articolo 18 non sarà toccato. Bisogna comunque precisare che se sarà introdotto il “contratto unico” lo Statuto dei lavoratori dovrà essere modificato in maniera sostanziale, compresa la parte che riguarda l’articolo 18.

Delega fiscale

La legge delega è anche lo strumento che sarà utilizzato per riformare il sistema fiscale. In questo caso la legge delega per la riforma fiscale è stata approvata l’11 marzo, ma non ha ancora prodotto nemmeno un decreto legislativo. Per prassi  prima di approvare un decreto legislativo il governo lo fa “passare” dalle commissioni competenti di Camera e Senato e ne ascolta i pareri, a volte modificando il testo. Il governo ha approvato in questa maniera “preliminare” due decreti legislativi. Il primo riguarda la riforma del catasto e l’aggiornamento delle rendite catastali. Su questo decreto si sono già espresse le commissioni di Camera e Senato e dovrebbe quindi entrare in vigore a breve. Un secondo decreto legislativo riguarda la “semplificazione fiscale” ed è costituito da una serie di interventi più o meno grandi che riguardano in particolare piccoli imprenditori e lavoratori autonomi. Una delle norme più importanti prevede l’utilizzo di un modulo 730 precompilato a partire dal 2015.

Spending review

La revisione della spesa è stata indicata da Renzi all’inizio del suo governo come una delle principali fonti di risparmi per i prossimi tre anni. Quello che per il momento si sa è che il commissario alla revisione, Carlo Cottarelli, ha preparato un documento in cui indica come risparmiare circa 2-3 miliardi di euro dalla riorganizzazione delle società partecipate dagli enti locali (inizialmente il governo Renzi sperava di incassare dalla spending review tra i 3 e i 7 miliardi di euro ma a Cottarelli è stata tolta la possibilità di proporre tagli su pensioni e sanità). Dalla revisione Renzi ha ribadito negli ultimi giorni che ci si attendono per l’anno prossimo circa 16 miliardi di risparmi, ma non è ancora chiaro come saranno ottenuti. Cottarelli aveva criticato il governo sostenendo che i suoi tagli di spesa venivano messi a garanzia di ulteriori aumenti di spesa pubblica. In molti ritengono che la prossima fase della revisione non sarà portata avanti da Cottarelli, che era stato nominato commissario dal governo Letta.

Riforma della giustizia

Si tratta di una riforma ancora nella sua fase preliminare: si discute e basta. Tutto quello che si conosce al momento sono i 12 punti che formano le “linee guida” intorno a cui sarà costruita la riforma . Secondo le voci per vedere i testi che saranno discussi dalle camere bisognerà aspettare settembre.

Riforma della pubblica amministrazione

La situazione della riforma della pubblica amministrazione è simile a quella della riforma del lavoro. Alcuni decreti legge (che entrano immediatamente in vigore e devono essere votati dal Parlamento entro 60 giorni) sono già stati approvati, ma manca ancora una riforma complessiva. Il decreto approvato riguardava in particolare le pensioni dei dipendenti pubblici e la “quota 96″. Per la riforma della pubblica amministrazione si procederà con una legge delega: non è stata ancora approvata, quindi non possiamo sapere quali saranno i paletti fissati dalle camere ed entro i quali il governo potrà legiferare. Alcuni elementi intorno ai quali ruoterà al legge delega sono già stati annunciati dal ministro Marianna Madia. Tra gli altri: un nuovo sistema non più automatico e basato soprattutto sull’anzianità per fare carriera nella pubblica amministrazione ma meritocratico; la possibilità che alcune promozioni a ruoli dirigenziali siano reversibili; un aumento della digitalizzazione nella pubblica amministrazione.

Riforme per la scuola

In data 3 settembre è stato pubblicato sul nuovo sito del governo un prospetto sui progetti per riformare la scuola chiamato “La buona scuola”. I punti salienti sono dodici, in breve: l’assunzione di 150 mila docenti entro settembre 2015; il concorso come unica modalità di accesso al ruolo di docente,così come previsto dalla Costituzione; mettere fine alle supplenze brevi che privano gli studenti della continuità didattica necessaria; l’introduzione di un Rapporto di Autovalutazione e un progetto di miglioramento che dal 2015 ogni scuola dovrà presentare; continua formazione dei docenti; mettere online dal 2015 i dati di ogni scuola; l’individuazione delle 100 procedure burocratiche più gravose per scuola così da poterle abolire; piano per portare a tutte le scuole la banda larga veloce e il wifi; più musica e sport nella scuola primaria e più storia dell’arte in quella secondaria; piano informativo per le lingue straniere sin dai 6 anni e diffusione dello studio dell’economia nelle scuole secondarie; alternanza scuola-lavoro per almeno duecento ore obbligatoria negli istituti tecnici e professionali; stabilizzazione del Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa (MOF).

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Comments

  1. Marcello Mancini says:

    Utile sintesi per chiarezza e completezza. Bene così.

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